La tignoletta della vite (Lobesia botrana) rappresenta senz’altro il fitofago chiave per la vite, per la diffusione e per la gravità dei danni diretti e indiretti che può provocare. In Italia centro-meridionale compie da 3 a 4 generazioni in relazione alle condizioni climatiche.
Gli interventi insetticidi vengono normalmente effettuati nei confronti delle generazioni carpofaghe, la seconda e la terza, che provocando il danno direttamente sull’acino aprono sovente la strada agli attacchi di muffa grigia e marciume acido, in larga parte assai compromettenti per la qualità delle uve e dei vini.

Controllare seconda e terza generazione

Per posizionare al meglio gli interventi è ormai consolidato in tutti gli areali viticoli il monitoraggio mediante trappole sessuali a feromoni, che consente di raccogliere indicazioni sufficientemente attendibili sul volo degli adulti.
A esso, però, è sempre importante affiancare anche un controllo visivo delle uova realmente deposte sugli acini, anche perché molti insetticidi oggi in commercio sono caratterizzati da un elevato grado di specificità, ossia sono in grado di esplicare la loro massima efficacia solo se posizionati in ben precise fasi di sviluppo dell’insetto (inizio dell’ovideposizione, uovo testa nera, larve di prima età, ecc.) e lo scostamento di soli 1-2 giorni degli interventi può incidere in maniera determinante sull’esito finale della difesa.
Senz’altro il controllo della seconda generazione (prima carpofaga) è da considerarsi basilare poiché consente, tra l’altro, una migliore gestione di quella successiva, la terza, che si sta manifestando sempre più pericolosa.

Infatti negli ultimi anni il volo di questa generazione è apparso temporalmente molto dilazionato, causando sensibili danni sulle varietà raccolte a fine settembre e in ottobre costringendo, spesso, a trattamenti tardivi, molto rischiosi con grappolo completamente chiuso, sia per contenere efficacemente il fitofago sia per gestire la residualità sulle uve.
Nella impostazione complessiva della difesa occorre, inoltre, tenere presente che tutti gli insetticidi attualmente registrati, a eccezione del Bacillus thuringiensis, presentano limitazioni in etichetta rispetto al numero di applicazioni effettuabili per anno.
Comunque, per evitare l’insorgenza di fenomeni di resistenza e/o cali di efficacia è necessario limitare il numero di trattamenti all’anno di uno stesso prodotto e alternare le sostanze attive con diverso meccanismo di azione.

Nel triennio 2012-2013 e 2014, in Abruzzo, sono state effettuate alcune prove sperimentali per verificare l’attività di emamectina benzoato, inserita in varie strategie. Si tratta di una sostanza attiva, commercializzata già da alcuni anni, che agisce sul sistema nervoso degli insetti mediante l’attivazione del canale cloro, causando un flusso incontrollato di ioni che impediscono la contrazione dei muscoli e gli insetti colpiti cessano rapidamente di nutrirsi. Ha attività prevalentemente larvicida sia mediante azione di contatto sia di ingestione e presenta una buona flessibilità di impiego, dallo stadio di pre-schiusura uova (uova testa nera) fino agli stadi di larva matura.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 26/2015 a pagina 52 – “Efficacia di emamectina contro la tignoletta della vite” di D. D’Ascenzo, L. Crivelli