Contrariamente a quanto accade per tutte le altre malattie che colpiscono la vite, le infezioni da botrite costituiscono un evento talvolta addirittura auspicabile, laddove si ricercano volutamente gli effetti che essa può generare in talune particolarissime condizioni ambientali.

La realtà ordinaria è però un’altra, fatta di infezioni aggressive e talvolta dilaganti, con gli enormi danni qualitativi ed economici che ne conseguono. Il motivo di questo apparente paradosso risiede nel grande impatto che Botryitis ha nello sviluppo di componenti organoletticamente attive nei vini ricavati da uve infette e nella sua capacità di generare un’ampia gamma di odori, di cui una piccola parte risulta essere compatibile e sinergica con gli aromi primari, secondari e terziari di una tipologia ben precisa di prodotti, definiti spesso «vini da meditazione».

In tutti gli altri casi, invece, l’attacco botritico produce un forte deterioramento della qualità del vino, apportando ad esso una serie di odori nettamente sgradevoli, che possono arrivare facilmente a compromettere del tutto la commerciabilità del prodotto.
La natura di queste sostanze aromatiche, la loro concentrazione nelle uve e l’accettabilità sensoriale dei vini che se ne ricavano dipende fortemente dal livello di infezione fungina.
In ogni caso, appare evidente il forte danno economico associato a questo tipo di infezione, che rappresenta tuttora una delle patologie più subdole e temibili fra quelle che affliggono la vite. Una minaccia che può essere controllata esclusivamente attraverso un monitoraggio continuo e un approccio preventivo mirato ed efficace.

Tratto dall’articolo pubblicato sul Supplemento Difesa della Vite a L’Informatore Agrario n. 21/2014 a pagina 21 “Impatto aromatico sul vino di botrite e marciumi secondari” di C. Fabrizio