Le analisi climatiche effettuate negli ultimi anni hanno evidenziato un incremento delle temperature di 1-2 °C in particolar modo nei periodi primaverile e autunnale, confermando una tendenza verso il riscaldamento globale. Tale incremento di temperatura unitamente a una leggera diminuzione delle precipitazioni annue sta influenzando sia le colture, specialmente quelle perenni come la vite, sia i patogeni a essa collegati, peronospora in primis.

Su scala globale, l’aumento della temperatura si rifletterà innanzitutto sugli areali di coltivazione; la vite, infatti, per vegetare richiede una determinata quantità di unità termiche. Il riscaldamento globale probabilmente ridisegnerà gli areali di vocazionalità della vite (cosa tra l’altro già accaduta in passato), con un progressivo innalzamento della latitudine ideale per la pratica della viticoltura.

Le zone di produzione più importanti potrebbero essere soggette a profonde revisioni e nel 2050, lo Champagne, solo per fare un esempio, potrebbe avere condizioni climatiche simili a quelle che oggi si osservano nel Bordeaux.

Così, aree tradizionalmente considerate marginali per la carenza di unità termiche stagionali, tenderanno a diventare sempre più “vocate” per la coltivazione della vite. Inoltre, eventi estremi sempre più frequenti uniti ad un significativo incremento della temperatura nei mesi estivi e di conseguenza maggior stress idrico per i vigneti, in particolare quelli dell’area mediterranea.

Dal punto di vista fisiologico l’incremento del numero di giorni con temperature più elevate specialmente nelle fasi critiche della fioritura e dell’allegagione associato a una riduzione delle precipitazioni e a giusti valori di escursione termica durante la maturazione, in genere ha effetti positivi sulla composizione e sulla qualità del vino.

L’aspetto che invece potrebbe avere maggiori ripercussione dal punto di vista fitosanitario è indubbiamente l’anticipo della ripresa vegetativa della coltura soprattutto per le varietà più precoci. In Emilia Romagna, ad esempio, è già da diversi anni che si osserva, soprattutto per le varietà più precoci e nell’area prossima al litorale, un anticipo della ripresa vegetativa.

Tale anticipo unitamente a un anticipo della ripresa fisiologica delle oospore di Plasmopara viticola potrebbe influenzare la precocità degli attacchi di peronospora come per esempio si è verificato negli ultimi due anni.