Circa 30 anni fa l’Europa ha subìto un cambiamento climatico brusco e le temperature sono aumentate mediamente di 1 °C, mentre le precipitazioni sono rimaste grossomodo stazionarie. Ragionando su scala più piccola, fino al singolo vigneto, gli effetti possono essere molto differenti, per cui è essenziale consultare i dati meteorologici riferiti alla propria azienda.

Gli scienziati si stanno da tempo interrogando in merito alle cause dell’aumento delle temperature globali in atto e le loro analisi non possono ovviamente non tener conto che il XX secolo ha vissuto la rara congiunzione fra un’attività solare molto intensa (per trovare un sole tanto attivo si deve tornare al Grande Optimum Postglaciale, 8.000 anni orsono) e livelli atmosferici di CO2 che non hanno precedenti da centinaia di migliaia di anni.

La diagnosi dei cambiamenti climatici può essere riassunta in alcuni passaggi da quando l’Europa nel 1987 ha subìto un cambiamento climatico brusco che ha inaugurato una nuova fase climatica, la quale rispetto alla precedente si distingue per:

  • temperature medie annue più elevate di circa +1,1 °C (+0,5 °C sul Nord Europa e +1,5 °C sul Sud Europa, Italia inclusa);
  • precipitazioni annue in aumento sul Nord Europa e relativamente stabili sul Sud Europa;
    aumento delle risorse radiative (più ore di sole, più radiazione solare globale) sul Sud Europa, diminuzione sul Nord Europa.

Per quanto attiene agli eventi estremi possiamo invece segnalare:

  • incremento delle ondate di calore;
  • assenza di tendenze significative negli eventi precipitativi estremi;
  • assenza di tendenze significative nelle siccità (IPCC, 2013).

Se in termini generali possiamo dire che la fase climatica post 1987 sta presentando le caratteristiche sopra descritte, la realtà può scostarsi da questo schema per quello che è un problema di scala: fintanto che si resta su grandi territori (macro e mesoscala) i fenomeni funzionano in un certo modo, mentre se ci si sposta verso il piccolo, fino al singolo vigneto (microscala), ci si avvede che rispetto al comportamento generale possono sussistere deviazioni anche considerevoli. Tutto questo invita il viticoltore a effettuare misure meteorologiche in azienda o a sfruttare i dati di stazioni meteorologiche che siano vicine all’azienda stessa e la vicinanza è più che mai necessaria per la pioggia, che è variabilissima nello spazio, specie quando frutto di fenomeni temporaleschi.

Tratto dall’articolo pubblicato sul Supplemento Vite&Vino a L’Informatore Agrario n. 12/2017 a pagina 22 – “Cambiamento del clima e impatto meteorologico” di L. Mariani