Il 2016 ha ricordato ai viticoltori del Triveneto, e non solo, quanto la peronospora della vite possa essere una malattia attuale e di difficile contenimento, specie quando le piogge, abbinate alle consuete temperature primaverili-estive, alimentano le infezioni, che si susseguono in rapida successione.

Nel resto dell’Italia, per quanto meno preoccupanti, non sono mancate segnalazioni di danni, come in alcuni vigneti del basso Piemonte (specie nei fondovalle come quelli ospitanti le prove sperimentali), ma soprattutto in Toscana e al Sud dove, a seguito delle piogge cadute nella prima decade di giugno, sono comparsi sintomi diffusi nell’apparato fogliare, che hanno interessato poi anche parte dei grappoli.

Nell’ottica di una protezione della coltura efficace e costante nel tempo, tecnici e viticoltori sono chiamati a impostare strategie di difesa sempre più attente ad alternare le famiglie chimiche a diverso meccanismo d’azione, specie per le molecole sito-specifiche, attualmente tra le più efficaci e utilizzate nel contrastare le malattie fungine.

L’utilizzo oculato delle diverse sostanze attive, atto a sfruttarne le potenzialità, senza sottoporre le stesse a eccessive applicazioni, consente a prodotti come cimoxanil, metalaxil e benalaxil (ormai prossimi a un quarantennio di impiego) e a dimetomorf (poco più giovane) di fornire ancora oggi una buona effi cacia e di poterli impiegare in abbinamento o alternanza ai più recenti formulati, come ametoctradin, fluopicolide, mandipropamid, bentiavalicarb, iprovalicarb, amisulbron e fl uazinam. A questi si abbinano, in strategie antiresistenza, i ditiocarbammati, zoxamide e l’intramontabile rame.

Infine, è ben noto che un sostanziale miglioramento di difesa delle foglie si ottiene con fosetil-Al e i fosfiti di potassio e disodico.

Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 14/2017 a pagina 42 – “Linee di difesa a confronto contro la peronospora della vite” di S. Lavezzaro, A. Morando